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La Radiologia Tradizionale utilizza le radiazioni per diagnosticare malattie di diversa natura. Per alcune di queste, inoltre, gli esami radiografici sono il mezzo principale che il radiologo possiede per elaborare una diagnosi e trovare in breve tempo una cura efficace. La Radiologia Tradizionale è la metodica più conosciuta della Diagnostica per Immagini. Gli esami di Radiologia Tradizionale più diffusi sono quelli del torace e dello scheletro.

COSA SUCCEDE QUANDO SI FA’ UNA RADIOGRAFIA?

Si invia una piccola dose di radiazione nella parte del corpo che si vuole studiare. Nell’attraversare il corpo umano le radiazioni si modificano a seconda della struttura incontrata. In termini tecnici si parla di ”attenuazione della radiazione”. Dopo aver attraversato il corpo umano la radiazione prosegue il suo viaggio Destinazione?. La pellicola radiografica. Siamo nella fase finale di produzione dell’immagine radiologica: la radiazione ha impressionato la pellicola.

QUALE INDICAZIONE UTILE A CHI DEVE PRESCRIVERE UN ESAME RADIOLOGICO?

Ancora oggi la Radiologia Tradizionale è il principale accertamento diagnostico strumentale nello studio di alcuni malattie.  Alcuni esempi sono:

-alterazioni del polmone e della pleura

-dolore toracico

-febbre persistente.

COSA BISOGNA FARE PRIMA DI UN ESAME?

Diverse parti compongono la macchina utilizzata per gli esami di Radiologia Tradizionale. Il tubo radiogeno è la fonte di emissione dei raggi X Il paziente, per eseguire alcuni esami, deve sdraiarsi su un tavolo, secondo accessorio della macchina. Durante l’emissione dei raggi X è importante stare fermi. Nell’esame del torace e dell’addome, per esempio, il Tecnico di Radiologia Medica raccomanda sempre al paziente di stare fermo e trattenere il respiro. E’ importante seguire queste istruzioni: non ci saranno artefatti sull’immagine e non si dovrà ripetere la radiografia. L’altro accessorio di cui parliamo è la cassetta radiografica. Contiene la pellicola dalla quale si ottengono, mediante sviluppo, le radiografie.

BENEFICI : Le indagini di Radiografia Tradizionale non sono dolorose. Sono di rapida esecuzione, a relativo basso costo. Costituiscono, spesso, l’unico accertamento diagnostico utile in caso di fratture, polmonite o artrosi.

RISCHI:  I raggi X impiegati in Radiologia Tradizionale vengono somministrati a basse dosi.

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La mammografia è un esame diagnostico radiologico che, utilizzando raggi X, consente uno studio molto accurato delle mammelle.

Quest’indagine viene raccomandata sia nei casi in cui si sospetti un cancro al seno, sia come esame preventivo per una diagnosi precoce dello stesso.

Infatti, secondo il National Cancer Institute americano (uno dei più prestigiosi enti per lo studio e la cura dei tumori), tutte le donne dopo i 40 anni di età dovrebbero sottoporsi periodicamente a un controllo mammografico: ogni due anni fino a 50 anni, e annualmente dai 50 anni in poi, in quanto il rischio di un cancro al seno supera di gran lunga i potenziali danni derivanti dalla dose di radiazioni cui ci si espone.

La corretta informazione ed educazione alla diagnosi precoce si è tradotta in un aumento delle probabilità di sopravvivenza. Oggi, affermano gli esperti della Mount Sinai School of Medicine, di New York, una donna colpita da carcinoma invasivo ha il 39% di probabilità in più di sopravvivere di quanto avrebbe avuto negli anni ’80.

Non vengono somministrati farmaci e non vengono utilizzati mezzi di contrasto e l’esame comporta gli stessi disagi di una comune radiografia e consiste nella ripresa diretta del seno effettuata in varie proiezioni per ogni mammella (cranio-caudale ed obliqua mediolaterale).

E’ indispensabile recare con sè tutti gli esami effettuati in precedenza.

E’ consigliabile eseguire la mammografia una settimana dopo le mestruazioni, quando le mammelle non sono gonfie, né dolenti. Nelle donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire l’indagine in qualsiasi momento. E’ importante astenersi dall’applicare deodoranti, polveri, creme e soprattutto talco o altre sostanze sul seno o alle ascelle nelle ore precedenti l’esame,perchè questo potrebbe falsare il risultato della mammografia.

La mammografia è l’esame più importante per la diagnosi del carcinoma della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta dal 10% al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia. I limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un seno cosiddetto “denso”, nelle quali la presenza di una ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni radiologici del tumore.

Per ridurre i limiti della mammografia vi sono varie procedure: integrazione con la mammografia stereotassica, con l’ecografia, con la risonanza magnetica, ed infine con metodiche interventistiche.

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 TAC con  e senza mezzo di contrasto

La TAC –  Tomografia Computerizzata è una metodica di diagnostica per immagini che, sfruttando le radiazioni, è in grado di rappresentare il corpo umano in sezioni (tomografie) eseguite secondo piani assiali, cioè con tagli trasversali dalla testa ai piedi. Il tubo radiogeno, l’elemento che emette i raggi X, ruota attorno al paziente, sdraiato su un lettino che si muove orizzontalmente.

Le radiazioni che attraversano il corpo del paziente vengono poi trasformate in segnali elettrici analogici e convertite in dati digitali. Nelle apparecchiature più recenti (TAC multistrato o multidetettore), le sezioni, inizialmente acquisite secondo il piano assiale, possono essere facilmente ricostruite, senza perdita di dettaglio, in tutti i piani dello spazio, talora usando sofisticati software di ricostruzione dedicati.

A che cosa serve la TAC ?

La TAC viene impiegata in moti campi: neurologico, scheletrico, traumatologico, toracico, addominale, oncologico, ginecologico, vascolare e cardiaco. Con la TAC multistrato si possono visualizzare bene non solo gli organi interni del corpo umano, ma anche le arterie e le vene.
L’esame è quindi indicato per lo studio dei parenchimi (encefalo, polmone, fegato, pancreas, reni, utero), dei vasi arteriosi (aorta) e venosi, dei tessuti molli (muscolo-fasciali), delle ossa e delle articolazioni.

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La Risonanza Magnetica Articolare aperta è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano e che può essere utilizzata per la diagnosi di tantissime patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico.

Nel particolare si effettuano:

  • Risonanza magnetica articolare colonna vertebrale: cervicale e lombo-sacrale.
  • Risonanza magnetica articolare spalla.
  • Risonanza magnetica articolare arti superiori: gomito, polso e mano.
  • Risonanza magnetica articolare arti inferiori: anca, ginocchio, caviglia, piede.

Risonanza Magnetica Articolare aperta (RMN)

Il nuovissimo apparecchio per la risonanza magnetica articolare ha una struttura completamente aperta che consente di ridurre gli stati di ansia nei pazienti che soffrono di claustrofobia.
Il macchinario non utilizza radiazioni ionizzanti permettendo così la presenza di un accompagnatore all’interno della sala diagnostica, oltre a quella del personale tecnico che controlla costantemente la situazione e mantiene calmo il paziente.

Chi può svolgere l’esame 

La Risonanza Magnetica aperta può essere svolta da chiunque ad eccezione di:

  • Portatori di pacemaker cardiaco
  • Portatori di protesi ferromagnetiche
  • Portatori di neurostimolatori

Nel caso sussistano dubbi sulla presenza di parti metalliche nel corpo (punti di sutura, clip, protesi) il paziente dovrà informarne il personale medico e paramedico prima dell’esame.

Come si svolge la Risonanza Magnetica articolare

L’esame ha una durata minima di 30 minuti, non necessita di preparazione e non è doloroso. Entro 48 ore dallo svolgimento della Risonanza Magnetica Articolare vengono consegnati il referto dettagliato del Medico Radiologo ed un CD con tutte le immagini ad apertura automatica per una facile visione da parte del Medico Curante.

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La Colonscopia Virtuale è un esame radiologico con finalità esclusivamente diagnostiche che permette di studiare il colon tramite il ricorso alla tomografica compiuterizzata (TAC) di ultima generazione. E’ un esame complementare alla colonscopia tradizionale o colonscopia robotica, che permangono quindi gli esami di riferimento per le problematiche del colon.

La Colonscopia Virtuale permette di eseguire una ricostruzione tridimensionale del nostro intestino, permettendo quindi di osservare il retto, il sigma ed il colon, senza il ricorso quindi a nessuna sonda endoscopica. Questo esame risulta essere totalmente indolore e facilmente tollerabile dal paziente.

Si consiglia, ancor prima di richiedere una colonscopia virtuale, di valutare in ogni caso la possibilità di sottoporsi alla colonscopia eseguita con tecnica robotica. La colonscopia robotica infatti è, a differenza della colonscopia virtuale, un esame endoscopico che permette una visione diretta del colon in modo del tutto indolore. Di conseguenza, permetterà all’operatore di svolgere la quasi totalità delle procedure operative, purtroppo impraticabili con la colonscopia virtuale.

Cos’è quindi la Colonscopia Virtuale? Come viene effettuata? Quali sono le differenze tra la Colonscopia Virtuale e la Colonscopia Tradizionale e la Colonscopia Robotica Indolore?

A cosa serve la Colonscopia Virtuale

La Colonscopia Virtuale è un esame radiologico eseguito tramite una semplice TAC a basso dosaggio di raggi X. I dati anatomici acquisiti in alcuni secondi con la TAC vengono successivamente elaborati da specifici software, che ricostruiscono sullo schermo in modo virtuale e tridimensionale l’intestino, consentendo la “navigazione” al suo interno, ma visualizzando anche lo spessore della parete del colon e altri organi.
Questo esame è da considerarsi complementare e non sostitutivo della colonscopia tradizionale o robotica, seppur particolarmente apprezzato dai pazienti in quanto non prevede l’utilizzo di nessuna sonda endoscopica, evitando di fatto qualsiasi fastidio o dolore generalmente avvertiti nel corso dell’esame convenzionale. Purtroppo, non permette di eseguire nessuna procedura operativa, biopsie comprese.
La colonscopia virtuale permette di studiare ed osservare l’intestino(colon-retto) e le relative patologie o problematiche presenti quali tumori, polipi, diverticoli. Oggi la Colonscopia Virtuale è una metodica particolarmente sicura e tollerata dal paziente e, grazie anche alla sua buona accuratezza diagnostica, è ad oggi ufficialmente riconosciuta come test per la prevenzione del cancro del colon-retto.

La colonscopia virtuale è un esame che può risultare particolarmente vantaggioso per le persone anziane e per coloro che, per diversi motivi, sono impossibilitati o non riescono sottoporsi alla colonscopia tradizionale. Inoltre, tale esame è ad oggi considerata l’esame sostitutivo del Clisma Opaco.

I vantaggi della Colonscopia Virtuale

Qualora la Colonscopia Virtuale fosse indicata per il paziente che ne faccia richiesta, i vantaggi per il paziente stesso saranno molteplici: non richiede l’introduzione di endoscopi e non provoca i tipici dolori e fastidi riscontranti nel corso dell’esame tradizionale. Non richiede inoltre l’utilizzo del mezzo di contrasto per via endovenosa e fornisce la possibilità al radiologo di valutare aree dell’addome esterne al colon (reni, fegato, ecc…). In particolare quindi, la colonscopia virtuale ha tre principali vantaggi: bassa invasività, rischi per il paziente praticamente nulli e possibilità di visionare anche gli organi vicini al Colon. Per informazioni “I vantaggi della Colonscopia Virtuale“.

Al termine della procedura di scansione il Paziente avrà terminato l’esame e potrà attendere l’esito dell’esame. Lo specialista potrà fornire la diagnosi completa e le relative indicazioni cliniche dopo aver visionato la rielaborazione 3D delle scansioni eseguite nel corso della TAC. La rielaborazione che il software eseguierà saranno particolarmente chiare e precise, permettendo quindi una visione molto appofodita degli organi analizzati.

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Cos’è 

La Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) con tecnica DEXA (Dual X-ray Absorptiometry) è l´esame che misura la massa ossea (o densità minerale ossea), cioè la quantità di minerali (espressa in grammi) contenuti nel nostro scheletro.

Come funziona

L´esame mineralometrico può essere eseguito a livello della colonna lombare, del femore o dell´intero scheletro.

La MOC-DEXA utilizza i raggi X, ma la dose di radiazione utilizzata per l´esame è bassissima, molto minore di quella di una normale radiografia, e infinitamente minore di quella di una TAC. Pertanto, non ci sono assolutamente problemi a ripetere la MOC nel tempo. Solo questo esame permette di fare con precisione la diagnosi di osteopenia o di osteoporosi.

MOC DEXA e Osteoporosi

L´osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla progressiva diminuzione della massa ossea e del deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo: questa patologia porta ad una maggiore fragilità ossea ed al conseguente aumento del rischio di fratture che si verificano soprattutto nelle zone del polso, delle vertebre e dell´anca.
La mineralometria ossea computerizzata (M.O.C.) consente di diagnosticare le malattie in cui vi è una riduzione della densità minerale ossea come l´osteoporosi permettendo di fare diagnosi precoce prima che avvengano le fratture. L´osteoporosi è infatti spesso definita “malattia silenziosa” poiché la perdita di massa ossea è quasi sempre asintomatica.

Molte donne possono non accorgersi di avere l´osteoporosi finché non si verifica una frattura ossea.

Vi sono vari tipi di apparecchiature utilizzabili (DEXA, TAC-Qct, ultrasuoni, ecc…), ma secondo l´Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) la metodica in atto più affidabile e con cui si può fare diagnosi e classificazione dell´osteoporosi è la MOC DEXA poiché fornisce ottima accuratezza e precisione con piccolissime dosi di Raggi X.

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Che cos’è l’esame impedenzometrico?

L’esame impedenzometrico è un esame, generalmente eseguito da uno specialista otorinolaringoiatra, attraverso cui si ricavano informazioni circa lo stato di salute e la funzionalità dell’orecchio.

 

A cosa serve l’esame impedenzometrico?

Questo esame permette di valutare l’elasticità del timpano e della catena di ossicini responsabili della funzione dell’udito; risulta pertanto utile per diagnosticare eventuali disturbi a carico dell’orecchio medio. Può essere anche utilizzato per monitorare l’andamento di una terapia prescritta.

Sono previste norme di preparazione?

Per questo esame diagnostico non sono previste particolari norme di preparazione.

Chi può effettuare l’esame impedenzometrico?

Questo esame può essere effettuato senza alcuna difficoltà sia dagli adulti sia dai bambini. Non vi si possono però sottoporre soggetti con perforazione della membrana timpanica o affetti da otite acuta dell’orecchio medio.

L’esame impedenzometrico è doloroso o pericoloso?

L’esame non è di tipo invasivo, non è pericoloso e il paziente non sente alcun dolore durante l’esecuzione.

Come si svolge l’esame impedenzometrico?

L’esame viene eseguito inserendo un cono all’interno dell’orecchio dal quale viene emessa una pressione sonora di entità variabile in grado di mettere in movimento il timpano e la catena degli ossicini a esso annessi. In base ai risultati dell’esame lo specialista sarà in grado di rilevare eventuali disturbi a carico della percezione uditiva e di comprendere la natura del problema uditivo.

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Che cos’è?
E’ una nuova tecnica di Tomografia Computerizzata dedicata allo studio del massiccio facciale, in particolare delle arcate dentarie nella valutazione e programmazione di interventi di implantologia.
La tecnologia cone beam utilizza un fascio di raggi x di forma conica che consente di acquisire un ampio volume con notevole riduzione di dose di radiazioni a cui si espone il paziente rispetto ai sistemi TAC convenzionali.

Perchè si fa?
Sicuramente l’applicazione principale è nel campo implantologico per valutare le caratteristiche morfo-strutturali, l’altezza e lo spessore dell’osso alveolare nelle sedi di interesse implantare.
Utile in chirurgia orale e maxillo-facciale nella valutazione pre-operatoria di denti inclusi ed in particolare dei terzi molari per definirne con esatezza i rapporti con il canale mandibolare.
Grazie a particolari programmi è possibile “colorare” il canale mandibolare per meglio definirne i rapporti con il dente incluso.
Grazie alla bassa dose di esposizione è utilizzabile in alcuni casi in endodonzia-periodonzia: con l’utilizzo della tecnologia cone beam 3D è possibile avere una visione più dettagliata, effettuare diagnosi in modo più rapido e preciso e raggiungere perciò risultati di maggior successo.
Consente inoltre di studiare le articolazioni temporo-mandibolari con un’ottima rappresentazione tridimensionale.
Grazie all’ampio campo di vista dell’apparecchio in uso nel nostro Centro la TC CONE BEAM trova applicazione anche in ortodonzia.
Grazie all’acquisizione tridimensionale (3D) è possibile ottenere ulteriori informazioni e dettagli anatomici rispetto a quello che si può ottenere dal telecranio che è comunque una rappresentazione bidimensionale (2D).
Dal volume acquisito è possibile ricostruire immagini di vario tipo quali ricostruzioni di radiografie panoramiche e cefalometriche.
Si aprono pertanto nuove possibilità diagnostiche anche nel campo dell’ortodonzia.
Altro possibile campo di applicazione è in ambito otorinolaringoiatrico, in particolare nei bambini dove la riduzione della dose rispetto alla TAC convenzionale è più significativa e quindi con basse dosi di radiazioni è possibile studiare il massiccio facciale ed in particolare le fossa nasali ed i seni paranasali.

Come si effettua l’esame?
L’esame ha la durata di pochi secondi e può essere comodamente eseguito sia in piedi che in posizione seduta.
Il tomografo cone beam è esteticamente simile ad un ortopantomografo ed il posizionamento del paziente è semplice, del tutto simile a quello di un comune esame di ortopantomografia delle arcate dentarie con durata dell’esame superiore di solo qualche secondo.

Quali sono i vantaggi?
Il sistema TAC volumetrico cone beam 3D utilizza una tecnologia dedicata allo studio del distretto cranio-facciale e in particolare alla chirurgia implantologica, sono stati pertanto sviluppati programmi dedicati a questa branca dell’odontoiatria.
Le immagini ottenute possono essere utilizzate dai software dedicati alla chirurgia assistita, sviluppati dalle principali ditte (Nobel Guide, Materialise Simplant, Sirona Sicat ecc..).
E’ inoltre disponibile programma di simulazione implantare con possibilità di disegnare il canale mandibolare e posizionare gli impianti per la pianificazione del trattamento.
Grazie all’acquisizione volumetrica utilizzando un fascio di raggi x conico si realizza una drastica riduzione della dose a cui si espongono i pazienti (circa 30-60 volte inferiore ad una convenzionale TAC).
L’esame è eseguito in pochi secondi in posizione eretta o se necessario anche in posizione seduta.
L’apparecchio in uso nel nostro Centro ha inoltre un innovativo programma chiamato Face Scanner che consente di registrare contemporaneamente all’acquisizione delle strutture scheletriche e dei denti la superficie facciale con rappresentazione precisa e cromatica dei tessuti molli.
Ciò permette di simulare in anticipo al paziente quali potranno essere i risultati ed i cambiamenti della superficie facciale a seguito degli interventi chirurgici proposti.
Il paziente potrà così comprendere più facilmente, attraverso la rappresentazione del proprio volto sullo schermo, i possibili risultati del trattamento.

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Come abbiamo brevemente accennato nella parte introduttiva, quando parliamo di Dentalscan ci riferiamo a uno specifico esame diagnostico largamente utilizzato in ambito dentistico.

Questa procedura viene anche definita con il termine TAC dentale e, grazie ad un apparecchio per lo studio di mandibola e denti, ci consente di fare una vera e propria ricostruzione delle ossa del nostro cavo orale e mascellare.

Grazie a questa apparecchiatura così avanzata siamo giunti ad avere la possibilità di definire con una precisione assoluta e in modo del tutto dettagliato le condizioni delle ossa, siano esse dei denti o parte della mandibola.

Più precisamente con il nome Dentalscan (oppure TC Cone Beam) ci riferiamo ad un macchinario specifico in grado di scansionare (con l’ausilio di raggi X a bassissima emissione) le arcate dentali dell’individuo, restituendo allo specialista un’immagine tridimensionale.

L’immagine a tre dimensioni ci consente di analizzare in modo preciso le ossa della mandibola e i denti che si trovano nel cavo orale del paziente. Abbiamo a che fare, infatti, con delle immagini ad altissima qualità che, oltre alle ossa, ci consentono di studiare anche i tessuti molli della bocca.

Ci sentiamo del tutto liberi di affermare che questa procedura diagnostica così sofisticata è permessa con il semplice ausilio di un’emissione a raggi X molto bassa, quindi non troppo invasiva.

Grazie a questo esame i dentisti o gli odontoiatri saranno in grado di studiare il vostro caso in modo approfondito e dettagliato, riuscendo così a valutare quale usare tra le migliori tecniche a disposizione per la creazione di un eventuale impianto o per il trattamento della vostra condizione.

Questo esame diagnostico, inoltre, restituisce allo specialista un’immagine precisa della struttura anatomica del canale mandibolare, e fornisce informazioni utili per quanto riguarda l’espansione di eventuali processi infiammatori.

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Servizio Radiografia a domicilio

Quale ambiente piu sicuro e salutare di casa vostra? Mai più spostamenti dannosi per persone anziane, bambini o disabili; indispensabile per persone allettate oppure obesi dalla difficile mobilizzazione.

Tale innovativo sistema consente di eseguire tutte le principali radiografie (torace, addome, cranio, bacino, fermore ecc….) l’homecare consente di vedere e modificare l’immagine direttamente al domicilio del paziente e masterizzarla su supporto cd e consegnarla immediatamente. Inoltre è possibile eseguire elettrocardiogramma, spirometria ed adiometria sempre a domicilio.

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Grazie all’impiego di moderne attrezzature portatili, ma allo stesso tempo dotate di risoluzione e precisione notevoli, lo Studio è in grado di effettuare esami a domicilio per chi ha problemi motori ed è impossibilitato a raggiungere l’ambulatorio.

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L’ecografia rappresenta l’esame di prima scelta nell’iter diagnostico di numerose patologie, sia mediche che chirurgiche. La semplicita’ di esecuzione e la mancanza di effetti collaterali (l’ecografia non utilizza radiazioni ionizzanti, bensi’ ultrasuoni non nocivi alla salute) la rendono inoltre metodica sicura e ben accetta, insostituibile ad esempio nel controllo della gravidanza cosi’ come nella patologia dell’anca neonatale.

Grazie all’impiego di moderne attrezzature portatili, ma allo stesso tempo dotate di risoluzione e precisione notevoli, lo Studio è in grado di effettuare ecografie convenzionate .

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L’ecografia transvaginale o più semplicemente TVS (Trans-Vaginal Sonography) è una tecnica diagnostica per immagini, che indaga morfologia e stato di salute degli organi genitali interni femminili.Grazie a questo esame è possibile studiare utero, ovaie ed annessi, e controllare la gravidanza nel primo trimestre o nel quadro di tecniche di riproduzione assistita.L’ecografia transvaginale si basa sull’emissione di onde sonore ad elevata frequenza (non udibili dall’orecchio umano) da parte di una sonda inserita nella vagina; come in qualsiasi altro esame ecografico, le onde sonore emesse dall’apparecchio vengono in parte riflesse dai tessuti che incontrano, in relazione alla loro densità (fenomeno dell’eco). Le onde sonore così riflesse vengono captate dalla stessa sonda che le ha generate, ed elaborate da un calcolatore informatico per ricostruire immagini in tempo reale delle regioni anatomiche studiate.

Quando e perché si esegue?

L’ecografia transvaginale viene tipicamente impiegata in donne con problemi di infertilità, sanguinamenti anomali (che possono essere legati a cause benigne piuttosto comuni, come fibromi o polipi), dolori pelvici di origine ignota, amenorrea, malformazioni congenite di utero ed ovaie, e dinanzi al sospetto di tumori od infezioni.

Può essere inoltre impiegata al termine del primo mese di gravidanza (ecografia ostetrica) per la capacità di evidenziare più precocemente le immagini dell’embrione e degli annessi, con definizione e qualità d’immagini nettamente superiori all’ecografia transaddominale. In fasi successive della gravidanza, l’ecografia transvaginale può essere impiegata qualora si renda necessaria una miglior visualizzazione delle strutture adiacenti alla cervice.

Ricordiamo che l’ecografia transvaginale non comporta l’impiego di radiazioni ionizzanti (come quelle utilizzate durante le radiografie) e non comporta quindi alcun pericolo per la madre ed il feto.

 

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L’ecografia prostatica transrettale consente di verificare le dimensioni e la morfologia della prostata, la ghiandola che arricchisce il liquido seminale di componenti essenziali.

Lesioni o formazioni anomale sono ricercate attraverso una sonda ecografica lubrificata che viene inserita nell’ampolla rettale del paziente. Attraverso l’emissione di onde sonore ad alta frequenza, non udibili dall’orecchio umano e del tutto innocue per la salute, si formano immagini che vengono visualizzate su uno schermo apposito.

A che cosa serve l’ecografia prostatica transrettale: 

L’ecografia della prostata transrettale serve a:

  • valutare lo stato di salute della prostata quando si presentano disturbi o sintomi sospetti (come diminuzione del getto urinario, difficoltà a urinare o minzione frequente, infertilità);
  • verificare dubbi derivanti dall’esplorazione rettale eseguita nel corso di una visita urologica;
  • effettuare una diagnosi precoce di tumore alla prostata (affiancando all’ecografia anche una biopsia attraverso cui prelevare campioni da analizzare successivamente al microscopio);
  • verificare la risposta a una terapia medica intrapresa per risolvere disturbi minzionali.

Come si svolge l’ecografia prostatica transrettale

Durante l’esecuzione dell’ecografia prostatica transrettale a il paziente è sdraiato sul fianco destro, con le cosce flesse verso il petto. Prima di introdurre la sonda, il medico effettua un’esplorazione con il proprio indice per verificare che non vi siano controindicazioni all’esame. L’esame non è pericoloso né doloroso.

Durata dell’ecografia prostatica transrettale

L’ecografia prostatica transrettale ha una durata di circa 10 minuti.

Norme di preparazione dell’ecografia prostatica transrettale

Prima di eseguire l’ecografia prostatica transrettale non è necessario il digiuno. L’esame richiede però che l’ampolla rettale sia completamente vuota. Per questo 3-4 ore prima dell’esame può essere praticato un clistere. In alternativa, la sera prima o la mattina stessa, è possibile utilizzare una supposta di glicerina.

L’esame va invece eseguito a vescica piena, per cui è consigliabile, nell’ora che precede l’ispezione, bere almeno un litro di acqua non gassata e trattenere le urine.

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L’ecografia endoanale ed endorettale 3D sono metodiche che permettono, attraverso l’impiego di ultrasuoni, lo studio di molte patologie dell’ano e del retto; l’esame si esegue in modo semplice e rapido ed è ben tollerato dai pazienti. L’indagine viene eseguita introducendo per via endoanale una sonda che acquisisce immagini a 360° (protetta con un coprisonda monouso), e ha una frequenza compresa tra i 10 e 13 MHz, consentendo di elaborare ricostruzioni tridimensionali . Il diametro della sonda è molto piccolo (circa 1.5 cm). Una o due ore prima dell’esame è necessario che il paziente esegua un clistere di pulizia. L’esame è sempre preceduto dall’esplorazione rettale con applicazione di un gel anestetico utile a rendere l’introduzione della sonda più agevole e meno fastidiosa per il paziente, che è posizionato in decubito laterale sinistro, in posizione genupettorale. L’esame ha una durata di circa 5-10 minuti.

Le indicazioni cliniche per questo esame sono numerose e comprendono:

– la patologia disfunzionale, come ad esempio l’incontinenza fecale, la sindrome da ostruita defecazione,  il rettocele, il prolasso mucoso e la dissinergia addomino-pelvica

– la patologia flogistica (ascessi e e fistole anali e perianali)

– le neoplasie del canale anale e del tratto distale dell’ampolla rettale.

Gli ultrasuoni hanno una ottima risoluzione spaziale soprattutto quando vengono impiegate sonde ad elevata frequenza come quella che abbiamo in dotazione presso il nostro Servizio (che raggiunge i 16 MHz): essi permettono di identificare con notevole accuratezza gli sfinteri muscolari interno ed esterno dell’ano, gli strati parietali del retto e gli spazi perianali e perirettali.

Nella incontinenza fecale e/o nella sindrome da ostruita defecazione si possono apprezzare alterazioni dello spessore, della continuità e della ecogenicità dello sfintere interno. Per esempio l’interruzione della continuità dello sfintere interno a seguito di precedenti interventi sul canale anale può essere responsabile di incontinenza e la valutazione e la quantificazione della soluzione di continuo dello sfintere è molto utile ai fini della sua ricostruzione o del tipo di approccio chirurgico da eseguire.

Le fistole e gli ascessi anali e perianali, che coinvolgono lo spazio adiposo ischioanale (cioè il grasso che circonda l’ano), possono essere ben visualizzati con l’ecografia endoanale grazie all’elevato contrasto che si crea fra l’ipoecogenicità della fistola e la naturale iperecogenicità del tessuto adiposo. Questa metodica ha un’accuratezza elevata nell’identificare l’orifizio interno della fistola, cioè dove la fistola comunica con il lume del canale anale, che appare come una focale interruzione dello sfintere interno, grazie al suo decorso perpendicolare alla superficie mucosa dell’ano; sono inoltre ben visualizzabili eventuali ramificazioni secondarie. L’accuratezza dell’esame ecografico può essere migliorata con l’impiego di alcuni accorgimenti, quali l’utilizzo di soluzione fisiologica o di perossido di idrogeno (acqua ossigenata), introdotti nel tragitto fistoloso attraverso il suo orifizio esterno (l’identificazione dell’orifizio interno può raggiungere, con questa metodica, il 93-94%).

Il limite dell’ecografia endocavitaria, però, è dato dalla scarsa valutazione degli spazi extrasfinterici e della regione posta al di sopra del muscolo elevatore dell’ano (spazio pelvi-rettale), non consentendo una perfetta definizione del tragitto dei tramiti fistolosi con estensione al di sopra del piano degli elevatori. Inoltre essa non è in grado di differenziare il tessuto infiammatorio da quello cicatriziale, perché entrambi appaiono come strutture ipoecogene: questa differenziazione è importante soprattutto nei pazienti che assumono farmaci biologici per malattie infiammatorie croniche intestinali (come il morbo di Crohn). In questi casi può essere utile eseguire un esame più panoramico come la Risonanza Magnetica Nucleare della pelvi senza e con mezzo di contrasto.

Per quanto riguarda la patologia tumorale ano-rettale, l’ecografia endoanale/endorettale è considerata, insieme all’ecoendoscopia, il metodo di scelta nella stadiazione loco-regionale dei carcinomi del canale anale e del retto. In particolare il parametro principale nella stadiazione loco-regionale del carcinoma del retto è rappresentato dal T e quindi nella differenziazione tra il coinvolgimento da parte della neoplasia degli strati più superficiali della parete (mucoso e sottomucoso: T0-T1), dello stato muscolare proprio (più profondo: T2) e del tessuto adiposo periviscerale (la lesione attraversa tutta la parete e si estende nel grasso che circonda il retto: T3).

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Nelle patologie della mammella l’ecografia si affianca e completa la mammografia che costituisce l’esame di screening idoneo, consigliato da tutte le linee guida internazionali e insostituibile per una corretta diagnosi precoce.

Nelle donne sintomatiche vale a dire che accusano alterazioni sintomatologiche alle mammelle (dolore, presenza di tumefazioni nodulari o a placca) o nelle quali alla visita clinica si sia rilevata una tumefazione mammaria, l’iter diagnostico dipende dall’età della paziente.

Nelle donne d’età inferiore a 30 anni, nelle quali è frequentemente riscontrabile un seno denso a prevalente elemento ghiandolare, l’ecografia deve essere considerata l’esame strumentale di prima istanza a completamento della visita clinica. L’ecografia può essere, infatti, in questi casi quasi sempre già dirimente e conclusiva consentendo di identificare nella maggior parte dei casi alterazioni benigne della mammella che saranno successivamente sottoposte a periodici controlli clinico strumentali. Nei casi ecograficamente dubbi si procederà ad un approfondimento diagnostico Rx mammografico o direttamente ad una tipizzazione citologica agobioptica secondo le caratteristiche della mammella ed in particolare al grado di densità della stessa che possa o non rendere difficoltosa l’indagine radiologica.

Nelle donne tra i 30 ed i 40 anni alla presenza di dolore o di tumefazioni a placca, l’ecografia si può ancora considerare l’esame di prima proposta a seguito della visita clinica necessitando lo stesso, qualora il reperto ecografico sia d’alterazione benigna, di periodici controlli ecografici e Rx mammografici nel follow-up della paziente. In presenza, alla visita clinica, di una tumefazione nodulare circoscritta, l’ecografia è in grado di differenziare la natura cistica o solida della stessa risultando in ogni caso sempre opportuna un’integrazione diagnostica Rx mammografica in tutti i noduli solidi, anche se ecograficamente non sospetti. Tutti i casi dubbi o sospetti su base ecografica e/o mammografica richiedono sempre un accertamento bioptico citologico.

Nelle donne oltre i 40 anni ed ancor più in età post-menopausale la mammografia rappresenta l’esame di prima istanza nella paziente sintomatica. L’ecografia può rappresentare un valido completamento diagnostico nella differenziazione solido/liquido della formazione, nello studio delle mammelle ad elevata componente fibroghiandolare e nello studio di quelle opacità nodulari che all’indagine mammografica non presentano tutti gli aspetti semeiologici di benignità.

Ovviamente ed ancor più in questa fascia d’età che è a più elevato rischio per carcinoma della mammella, tutti i casi dubbi o sospetti necessitano di un approfondimento diagnostico citologico agobioptico.

L’unico screening diagnostico in donne asintomatiche che si è dimostrato in grado di ridurre la mortalità per carcinoma della mammella è l’esame mammografico eseguito a cadenza biennale nelle donne con età superiore ai 50 anni. Al di sotto di tale età non si hanno attualmente metodiche d’indagine di screening d’efficacia dimostrata, risultando tuttora una questione “aperta” il problema dello screening nelle donne tra i 40-49 anni.

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L’ecocolordoppler è una delle tecniche diagnostiche più utilizzate in ambito angiologico.

Consiste in un’ecografia che permette di visualizzare il flusso di sangue, all’interno dei vasi e degli organi interni, mediante una ricostruzione computerizzata.

L’esame è indolore e non invasivo dato che si svolge come una normale ecografia:

Sull’area da esaminare viene posizionato del gel per evitare disturbi nella lettura
Sul gel viene fatta scorrere una sonda
L’immagine risultante viene visualizzata sul monitor del macchinario
Il medico ecografista osservando il monitor elabora la diagnosi

Si possono esaminare:

Tronchi sovraortici
Flusso arterioso degli arti superiori e inferiori
Flusso venoso degli arti inferiori
Vasi addominali
Area perineale

Per diagnosticare:

Insufficienza venosa
Aneurismi
Stenosi arteriose
Trombosi venose superficiali e profonde

Per la sola insufficienza venosa i sintomi che dovrebbero suggerire la necessità di fare un’ecocolordoppler sono:

Caviglie gonfie
Crampi ai polpacci
Edema dell’arto coinvolto
Flebite
Formicolii alle gambe
Iperpigmentazione della pelle
Ispessimento della pelle
Pesantezza alle gambe
Prurito
Ulcere cutanee
Vene varicose

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L’agoaspirato ecoguidato è una tecnica semplice, sicura e generalmente indolore, che consente di prelevare, attraverso un ago sottilissimo, materiale biologico da punti del corpo e organi superficiali come ad esempio la tiroide o la mammella.

Il campione prelevato, costituito prevalentemente di cellule, viene poi inviato al laboratorio per le analisi Citologiche.
L’uso di questa metodica è frequente in campo oncologico e si esegue, solitamente, come approfondimento a seguito di esami diagnostici quali Ecografie, Radiografie, Tac, Risonanze Magnetiche.
La seduta per il prelievo con agoaspirato dura pochi minuti, non richiede ricovero né anestesia, è senza controindicazioni, il paziente può tornare subito dopo alla sua abituale attività.

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